E' uno scenario nuovo quello che si prospetta, figlio di un processo di mobilitazione iniziato con le proteste studentesche e dei precari dello scorso autunno, e culminato di recente con le elezioni amministrative e con l'approvazione referendum. Forse è proprio vero quello che dice il Washington Post: è la "Primavera Italiana".Si chiude quindi l'epoca dei personalismi e del qualunquismo, e si apre quella dei grandi temi, del Bene Comune, della partecipazione cosciente.
Quello che all'inizio si configurava come un processo "carsico" (per usare le parole di Ilvo Diamanti), cioè nascosto e invisibile all'occhio, è ora uscito allo scoperto e ha mostrato chiaramente quanto la politica, o per lo meno un certo tipo di politica, si sia ormai allontanata dalla società. Niente più slogan, niente più crociate mediatiche, gli italiani ora vogliono dialogare e discutere sui grandi temi, andare oltre le divisioni partitiche e realizzare quel pacchetto di riforme (fiscali, elettorali, del lavoro e del welfare) che possono portare finalmente il Paese, fuori da questa crisi che da anni ormai strangola l'economia e i mercati.
Davanti a questa richiesta i partiti al governo e i loro leader, si sono ritrovati completamente impreparati e incapaci di reagire, hanno continuato a lavorare secondo lo schema ormai consolidato della "Guerra Santa", della demonizzazione dell'avversario, della costruzione della paura per mantenere alto il consenso; quindi una risposta inadatta, che ha creato un effetto boomerang devastante per la coalizione del centro-destra.
Diventa quindi compito dell'opposizione farsi carico di questa richiesta e promuovere tutte le politiche necessarie a salvaguardare il benessere di tutti i cittadini, e a rilanciare le imprese italiane. I partiti d'opposizione devono diventare i portavoce di questa "Primavera", devono mettere da parte le divisioni e cooperare per promuovere il Bene Comune.
In situazioni straordinarie (come quella attuale) le divisioni ideologiche devono venir meno, un partito di sinistra non deve temere di cooperare con un partito centrista; quella che appare come una forzatura si rende indispensabile se si vuole traghettare il Paese fuori dalla crisi e riportarlo ad un livello di benessere sufficentemente elevato.
I gruppi elettorali milanesi e i comitati referendari hanno mostrato chiaramente qual'è la nuova via che i partiti devono intrapendere se vogliono continuare a essere rappresentativi della società: devono diventare flessibili.
L'identità crolla sotto i colpi della mobilità, dei progetti e della collaborazione; è per questo motivo che i due principali partiti identitari hanno perso migliaia di consensi rispetto alle ultime elezioni politiche. Questa è la seconda fase della Globalizzazione, si passa dalla mobilità dei mercati e del lavoro a quella politica.
Un partito che ambisce a governare il Paese, non dovrà più mettere al centro del suo programma se stesso, la sua identità politico-culturale, ma dovrà enfatizzare i suoi progetti e le sue proposte.
L'Italia della Seconda Repubblica si appresta a morire per far nascere la Terza Repubblica. Questa sarà molto simile alla Repubblica Francese, sarà una democrazia competitiva dove le coalizioni vengono a formarsi sulla base di programmi condivisi e non su una semplice forma di compatibilità ideologica. La riforma elettorale appare indispensabile per assicurare la stabilità alla nuova repubblica, bisogna quindi sostituire il Porcellum (il sistema attualmente in vigore) con un sistema maggioritario a doppio turno (simile a quello adottato per le elezioni comunali) e abbandonare completamente l'idea di un possibile ritorno al sistema proporzionale (proposto da Beppe Grillo) che riprecipiterebbe l'Italia nella Prima Repubblica.
In conclusione, con grande coraggio i giovani italiani sono riusciti a riconquistare il proprio futuro, hanno capito che la partecipazione è la migliore cura contro i malanni della democrazia. E' dunque ora di guardare avanti, di pensare al domani, perchè è iniziata una nuova epoca: quella della Comunità.
Nicolò Berti
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