lunedì 18 luglio 2011

Satira

Lunedì è stato un giorno nerissimo per Piazza Affari. I titoli del tesoro italiani sono crollati a causa della crisi economica non ancora superata e delle incertezze del governo sull'attuazione di legge di risanamento del bilancio pubblico. L'Italia diventa così un "osservato speciale" quasi al pari di Spagna, Portogallo e Grecia.

"Il Furbetto" sbanca al botteghino. La Binetti: "un grande successo"

Si ripete ancora una volta, secondo il solito copione ormai consolidato da decenni; un grande spettacolo che ha visto fior fior di registri abilissimi ogni volta a cambiare le sceneggiature a seconda dei gusti del pubblico, ma conservando sempre il solito Canovaccio. Questo è un grande spettacolo, questo è "Il Furbetto".

Questa volta i registi dello show sono Maurizio Sacconi, ministro della Sanità, e l'On. Paola Binetti, deputata dell'Unione dei "Democratici" di Centro. La sceneggiatura è il Biotestamento e il Teatro è l'ormai famosissima Camera dei Deputati (N.d.A. altro che il Giovanni da Udine). Il cast è d'eccezione: 332 attori, provenienti da varie scuole ma per lo più dalla Casetta delle Libertà di Roma, dall'accademia teatrale "Lega Nordica" di Pontida e la celebre opera lirica "Comunione e Liberazione" con sede nella santa diocesi di Milano.

Lo spettacolo, andato in scena martedì 12 luglio, è stato un successo anche se messo in secondo piano dal crollo dei titoli di Stato italiani e dagli attacchi speculativi che ha subito Piazza Affari nella mattinata antecedente la messa in scena.

Proprio per questo motivo, purtroppo i grandi invitati come Giorgio Napolitano non hanno potuto essere presenti in sala perchè impegnati a evitare il tracollo del Paese.

Lo spettacolo è iniziato con l'introduzione di Sacconi che ha presentato l'opera nella sua interezza definendola "il disegno di legge". Dopo di lui entra in scena la Dat (dichiarazioni anticipate di trattamento) che si presenta alla platea e apre lo spettacolo con il suo balletto, formato da una lunga serie di acrobazie e salti a rotta di collo che la portano a perdere tutti i suoi vestiti. Le prime a cadere via sono le volontà individuali, poi perde anche la libera scelta e infine viene catturata e imprigionata dentro al vincolo della "morte corticale".

Chiusa nella sua gabbia cartacea, la Dat è ora immobile e completamente nuda, non può reagire allo sciame di api che le ronza intorno e che le succhia il nettare come farebbe da un fiore. Alla fine, stremata e senza vita, la Dat viene avvicinata da un medico con un grande camice bianco, questo estrae dalla tasca un lungo tubo trasparente e lo fà brillare alla luce del riflettore; subito dietro di lui appare una grande Macchina, fredda e metallica ma dall'aspetto possente. E' la Macchina della Vita. Il medico cerca di agganciare la Dat al tubo, ma questa con le poche forze che le sono rimaste cerca di liberarsi, cerca di respingerlo, perchè non vuole quella falsa vita garantita dalla Macchina.

Ma dopo una breve lotta, la Dat è stremata e giace al suolo impassibile. Tutto tace intorno a lei, tranne l'incessante "bip" della Macchina che la terrà su questo mondo contro la sua volontà, fino alla fine dei tempi.

Si conclude così lo spettacolo, il pubblico si alza in piedi e dagli spalti i boati e gli applausi sono scroscianti. Un grandissimo successo. I due registi si dicono estremamente soddisfatti, ma in lontananza si sente anche qualche fischio. La critica riserva poche parole su questo spettacolo, ma per lo più sono commenti positivi, gli unici a dare un parere negativo sono Emma Bonino e il famoso critico teatrale Beppino Englaro, che definirà questo spettacolo come: "irrispettoso, un'insulto al buon senso dei cittadini e sopratutto è incostituzionale: nè un medico nè uno Stato può disporre della mia salute".

Ora aspetteremo con trepidazione che l'opera venga riprodotta in televisione ma la Rai per ora sembra non essere interessata a questa opera, in compenso però si sono fatte avanti Sky e La7. Aspetteremo con trepidazione il giudizio del pubblico a casa.


Nicolò Berti




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mercoledì 6 luglio 2011

Approvata la mozione di SEL a condanna del d.d.l. che riconosce e finanzia le associazioni degli ex-combattenti della R.S.I.

Il Consiglio comunale di Udine

Riconoscendo e condividendo i principi sanciti dalla Costituzione Italiana quali fondamentali diritti e valori della Repubblica Italiana, indispensabili ed insostituibili per fondare la democrazia e la libertà in Italia dopo quanto vissuto nella seconda guerra mondiale per mano della tragica follia nazi-fascista;

Venuto a conoscenza che la commissione Difesa della Camera dei deputati ha approvato una proposta di legge avente per oggetto “Disposizioni per le associazioni di interesse delle forze armate” che, motivata dalla necessità di dotare le associazioni combattentistiche di personalità giuridica, apre al riconoscimento e al finanziamento delle associazioni degli ex-combattenti della Repubblica Sociale Italiana;

Considerato che tale volontà di riconoscimento è divenuta palese con la bocciatura degli emendamenti dell'opposizione che proponevano correzioni del testo affinché fosse evitata tale inaccettabile previsione;

Considerato inoltre che l'approvazione in Commissione di questa proposta di legge (che dovrà essere discussa dall'Assemblea della Camera dei deputi) segue di poche settimane la presentazione al Senato di un disegno di legge per l'abrogazione della XII disposizione transitoria della Costituzione che vieta la ricostituzione, sotto qualsiasi forma, del partito fascista;

Preoccupato per queste ricorrenti iniziative di rivalutazione del partito fascista e di coloro che combatterono contro la Liberazione e l'affermazione della democrazia nel nostro Paese macchiandosi di orrendi delitti e di tradimento al servizio dell'occupante nazista;

Ricordato inoltre il ruolo avuto da Udine, città medaglia d'oro al valore militare per la Resistenza, e dal Friuli, con i suoi 3643 caduti per mano del nazi-fascismo, di cui un centinaio nella città di Udine, che vengono ricordati annualmente dalla comunità cittadina;

Ribadita la necessità di tenere sempre viva l'attualità dei valori della Resistenza e della Costituzione anti-fascista da parte delle Istituzioni, quale patrimonio comune per garantire la convivenza democratica e le libertà dei cittadini.

esprime la propria condanna

verso queste iniziative legislative che oscurano il carattere democratico della Repubblica;

impegna il Sindaco e il Presidente del Consiglio

a farsi portavoce dei sentimenti di condanna del Consiglio comunale e ad inviare il presente ordine del giorno alla Presidenza della Repubblica e alla presidenza della Camera di deputati dandone notizia all'opinione pubblica.

Udine, 27 giugno 2011

Firmato: Federico A. Pirone

cons. comunale SEL - Udine

martedì 5 luglio 2011

Tav o non Tav, questo è il problema!

Il Corridoio 5, la grande opera promossa dall'Unione Europea per collegare, attraverso una rete ferroviaria ad alta velocità, le regioni occidentali del continente con quelle orientali (partendo da Lisbona e arrivando fino a Kiev), pare essere giunta ad un punto di stallo. Il motivo? i Valsusani.
Questa piccola popolazione, che risiede nel versante orientale delle Alpi Cozie, ha deciso di ribellarsi all'ennesimo scempio perpretrato da uno Stato sovrano nei confronti della loro amata vallata.
Era il 1840 quando Carlo Alberto approvo la realizzazione di un tunnel ferroviario che unisse i regi terriotori di Savoia e Piemonte, passando attraverso un grande traforo da realizzare ai piedi del monte Frejus. I lavori si conclusero nel 1871 quando ormai la Savoia era stata ceduta alla Francia come pagamento per aver sostenuto i regnanti piemontesi nella loro lotta di unificazione della penisola italiana. Nonostante ciò, il neonato Stato Italiano considerò l'operà di grande utilità perchè rappresentava un'eccelente via di comunicazione con l'Europa industrializzata.
Visto il boom economico e il crescente commercio di merci tra gli stati europei, alla fine degli anni Settanta il governo italiano decise di dare il via ai lavori di costruzione di un tunnel autostradale che, correndo parallelo a quello ferroviario, permettesse un maggior flusso di merci e di persone tra l'Italia e i suoi vicini. E così il 12 luglio 1980 venne inaugurato il traforo autostradale del Frejus tra gli appluasi delle leadership italo-francesi e i borbottii dei valsusani che videro la loro valle devastata per la seconda volta da una grande opera costruita nel nome del Progresso.
Arriviamo così al 1996, l'anno di approvazione del progetto denominato Corridoio 5, la grande opera europea che prevede la realizzazione del terzo traforo sotto un monte, il Frejus, che ormai appare sempre più simile a una montagna carsica.
Ma è proprio vero il fatto che i due trafori abbiano contribuito a sviluppare il nostro paese? certamente il triangolo commerciale Torino-Milano-Genova avrà tratto giovamento dal primo traforo; e probabilmente le imprese lombarde e piemontesi hanno conosciuto un rapido aumento dei loro profitti grazie ai ridottissimi tempi di trasporto garantiti dal traforo degli anni Ottanta; ma questo nuovo "buco" è davvero necessario? a chi serve, all'Unione o all'Italia?
Certamente i valsusani questa domanda non se la sono posta visto che hanno già pagato, per ben due volte, un caro prezzo nel nome dello sviluppo economico del nostro Paese.
Una domanda che è stato posta è invece: "perchè non si potenzia la linea ferroviaria già esistente?" E la risposta non è tardata ad arrivare: "le dimensioni della galleria non permettono il trasporto di determinate categorie di carrozze, inoltre il traforo è situato ad un'altezza tale che si rende necessaria la spinta di due locomotori per trasportare le merci lungo la linea che presenta una fortissima pendenza".
Quindi fino a qui sembra evidente che il nuovo traforo è indispenbile; ma se andiamo ad approfondire scopriamo che i dati dimostrano che la vecchia linea non è sfruttata al massimo delle sue potenzialità, questo denota che il traffico non è così elevato da richiedere indispensabilmente una nuova linea.
Ma quindi? quest'opera non serve? Forse all'Italia direttamente no, certamente servirà all'Unione visto anche che è stata lei a promuoverla; o forse non aiuterà neanche lei, visto che i collegamenti tra i vari paesi esistono già e sono decisamente efficenti.
Ma insomma vale la pena compromettere ulteriormente una vallata, per realizzare un opera che probabilmente (e sottolineo questo termine) porterà scarsi contributi all'Italia e all'Europa? Vale la pena devastare ulteriormente la natura nel nome del benessere e dello sviluppo di una comunità sempre più esigente?
Lasciamo la risposta agli esperti di Roma e Bruxelles; e per passare il tempo mentre aspettiamo andiamo ad Avigliana, a Bussoleno, a Susa e in tutti i comuni della vallata a dare una mano ai valsusani a difendere il loro territorio, perché ahimé la natura non si difende da sola.

Nicolò Berti

sabato 2 luglio 2011

I giovani ricordano i giovani

E' necessario ricordare il passato, per non perdersi lungo la strada che conduce al futuro.

Il nostro terriotorio e la sua gente, purtroppo hanno in parte dimenticato come vivevano i loro compaesani, i loro parenti, di quaranta, cinquanta, sessant'anni fà: le lotte contadine, il CLN, la mezzadria, la "miserie nere", l'emigrazione.

Ringraziamo e ci complimentiamo con l'Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia) e con i suoi ragazzi, che ieri sera, venerdì 1 Luglio 2011, hanno organizzato nella sala consigliare del comune di Rivignano, un piccolo momento di ricordo. Attraverso le testimonianze di coloro che hanno vissuto le gloriose giornate della Resistenza, hanno ricostruito un pezzo di storia dimenticata e sconosciuta, sopratutto ai più giovani. Una storia a noi vicina, sia perchè narrava le vicende di tre giovanissimi partigiani rivignanesi, che hanno dato la vita per proteggere il loro paese dall'oppressione nazi-fascista; sia perchè i loro ideali di libertà, uguaglianza e democrazia, devono ogni giorno guidare la nostra vita, specialmente quando ci mettiamo al servizio della collettività.

Facendo tesoro di questi ricordi e di queste storie costruiremo insieme un Italia migliore.

Grazie ragazzi.